Tessere di un mosaico vivente. Esperienza di scultura a La Casa per le Arti. Angela Fedele incontra gli artisti. Intervista ad Alessio Andreotti

Tessere di un mosaico vivente. Esperienza di scultura a La Casa per le Arti. Angela Fedele incontra gli artisti. Intervista ad Alessio Andreotti13 luglio 2017

Le interviste

“Proteggi la fiamma,
perché se non la si protegge,
prima che ce ne rendiamo conto il vento la spegnerà,
quel vento stesso che l’aveva accesa.
E allora povero cuore sarà finita per te, impietrito di dolore.”
-Joseph Beuys-

Angela: «Alessio, qui a La Casa per le Arti, al principio dell’estate, hai fatto un’esperienza di una settimana di scultura e di vita. Cosa ti ha portato qui?»
Alessio: «Sicuramente mi ha portato qui la voglia di intraprendere un’esperienza diversa, di trovare qualcosa di alternativo rispetto ad un livello standard. Avevo bisogno di un ‘novum’ che entrasse nella mia vita, nella ricerca di uno ‘zero’ da cui ripartire, di un centro attorno a cui sviluppare ciò che vorrò essere. La ricerca di questo posto è stata assolutamente casuale e, direi, fortunata. E devo ringraziare il destino. Ero alla ricerca di un corso di scultura su pietra, e ho trovato invece un corso di vita. L’aver imparato a modellare una pietra, a darle una forma, a pensarci bene, è stato solo il pretesto, l’occasione per vivere un’esperienza straordinaria, qui, a La Casa per le Arti.»
Angela: «Ci vuoi dire perché si è trattato in primis di un corso di vita, come accennavi? E che genere di vita hai respirato qui a La Casa per le Arti?»
Alessio: «Mi sembra un tipo di vita irreale, in quanto sono abituato a una razionalità di stampo differente e a una cadenza di tempi di vita diversi. Qui ho trovato tre persone – tu, Walter ed Emilia – che hanno intrecciato in un attimo la loro vita alla mia, in una piena compartecipazione ormai sempre più rara, mettendo a disposizione generosa il loro portato. Ora sta a me interiorizzarlo e farne tesoro. Quando ripartirò per tornare alla mia quotidianità, probabilmente mi sembrerà di aver sognato, perché lo stile di vita qui a Casa per le Arti è unico e raro, e molto distante dal mio. Il ritmo della giornata è scandito dai ritmo della natura. Per fare un esempio, sveglia all’alba, al sorgere del sole, e coricarsi dopo il tramonto, in un incedere costante nel lavoro, che, come dice Walter, risalendo alle scaturigini del termine stesso, è un ‘lavare l’oro che è in noi’, ossia una purificazione costante del nucleo di luce che siamo realmente, attraverso la disciplina del lavoro interiore. L’insegnamento che ho ricevuto qui è di tendere il più possibile a ciò che voglio essere e realizzare, e portare a compimento la mia ‘mission’, come direbbe Walter. Questo è il testimone che mi è stato consegnato da La Casa per le Arti: Walter, con il suo essere costitutivamente ed essenzialmente uomo d’azione, Emilia con le sue parole e i suoi ammaestramenti pregni di saggezza, tu, Angela, col tuo silenzio ineffabile, avete contribuito a scrivere un libro dentro di me.»
Angela: «Ci vuoi parlare della tua scultura e del lavoro che hai fatto sulla pietra e, di riflesso, su te stesso?»
Alessio: «Ho iniziato a scolpire senza alcuna proiezione, nel senso che non mi aspettavo assolutamente nulla. Ora, invece, una volta realizzata la scultura, percepisco che comincia a parlarmi, nel senso che ogni linea della pietra che ho seguito, lavorandola con lo scalpello, e guidato dalla mia dimensione interiore, è stato un inserire nelle venature della scultura delle piccole labbra, affinché un giorno mi potessero parlare e guidarmi. Quindi nel procedere del lavoro mi sono imposto di non intervenire eccessivamente sulla pietra, ma rispettar il più possibile la sua forma, con l’intento di non violare la natura ma lasciandosi guidare da ciò che è dato, perché credo – e dal risultato finale dell’opera ne ho la conferma – che bisogna porsi in equilibrio con ciò che è ‘Altro’ da noi, secondo una logica di non prevaricazione, ma di ‘lasciar essere’ e ‘sussistere in sé’. Le realtà sussistono prima e al di là di noi. In questo caso la natura è stata buona e generosa, donandomi una pietra su cui lavorare e riversare la mia vena creativa. Ora io cercherò di sdebitarmi dando indietro alla natura, ricambiando i doni che mi ha elargito. Poi l’energia che si mette nello scolpire, il duro lavoro e la fatica che avverti nelle braccia, la famosa “goccia di sangue che chiama ogni pietra”, come afferma Walter, sono tutte realtà potenti.»
Angela: «Cosa afferma Walter?»
Alessio: «Walter dice che, nel lavoro prima o poi ci si fa male, ma è un male buono, utile: a volte bisogna anche soffrire per ottenere ciò che si vuole, perché si impara il valore di ciò che si sta ottenendo. Questo è un altro degli insegnamenti preziosi che mi ha dato questa esperienza.»
Angela: «Quale immagine ti suscita Walter?»
Alessio: «Walter non lo associo a un’immagine, ma piuttosto a un buon profumo che respiri, portato dal vento, e attraverso quell’essenza riesci a immaginare quello che vuoi, a capire le tue aspirazioni più profonde. Walter è l’essenza che stimolerà le immagini.»
Angela: «Qual è il primo insegnamento che porterai con te?»
Alessio: «Penso neanche uno, credo che li lascerò tutti qui, perché se c’è una cosa che ho imparato a La Casa per le Arti è che ad un certo punto bisogna camminare da soli, sulle proprie gambe, e prendere una strada senza tentennamenti di sorta, ma risolutamente e con decisione, tenendo ben presente il punto di partenza, da dove ha avuto principio il tuo viaggio. L’insegnamento che ho ricevuto da tutti voi è lasciare l’insegnamento lì dove lo si è ricevuto. Ora sta a me iniziare un percorso nuovo, che poi, magari farà il giro del mondo per riportarmi qui, in questo luogo straordinario nel quale spero di tornare un giorno. Ora non so, ma certamente non posso tornare indietro, sono una persona che non torna sui propri passi.»
Angela: «In molti asseriscono che La Casa per le Arti è un luogo magico. Sei d’accordo?»
Alessio: «Io penso che sia più corretto dire che questo è un luogo che è diventato magico. Prima probabilmente era solamente una casa. La magia in un luogo la fanno le persone che lo abitano. In questo caso specifico, voi tre che ci vivete e tutti questi splendidi gatti, le persone che vi passano e tutti gli allievi che hanno lasciato una loro opera. Ero arrivato con l’intenzione di dedicare un po’ di tempo, oltre che alla scultura, anche alla visita del territorio e invece mi sono ritrovato a trascorrere qui sette giorni full immersion, eppure mi sembra di aver visto Tutto.»
Angela: «Grazie, Alessio. Ci rivedremo.»

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