Il filo che canta

Il filo che canta29 aprile 2020

Arte-progetti

Il filo che tutto  unisce, mosso da mani invisibili, scrive, disegna, scolpisce, dipinge le nostre singole esistenze come campi di colore del grande affresco che è la storia umana e universale.

Il progetto artistico comunitario La Casa per le Arti si è potenziato grazie alla collaborazione di due giovani e straordinarie anime antiche,  Carlotta e Alessio. Con loro ci ritroviamo nella bellezza della convivenza per  imparare a danzare e a cantare la musica della Vita e l’amore per l’azione, tenendoci per mano nella permanente gratitudine.

Pensieri di Alessio

L’esperienza alla Casa per le Arti mi ha fatto capire che  LAVORARE è il sano nutrimento dell’anima, che permette cioè di rimanere limpida di fronte alla vita e di aprirsi ad esprimersi in maniera genuina.

Se questo è vero, e lo è, allora l’AMORE trova il suo tempo per compiersi nel lavoro quotidiano in cui siamo coinvolti; e con costanza e cura ci aiuta a depurare l’ANIMA da ciò che la intossica.

Ecco perché il lavoro è SACRO.

Perché tira fuori dalle nostre parti più UMANE un filo che è il nostro vero collegamento con la vita, con il quale possiamo tesserci gli uni con gli altri e creare la STORIA.

Oggi si nasce con l’idea di un io staccato, separato da tutto il resto che significa vivere separati da noi stessi.

Ogni gesto che compiamo nel nostro lavoro, e nella vita in generale, si riflette dentro di noi, avendo così nella realtà materiale un effetto reale.

Ecco una cosa che ho capito a proposito dell’AMORE, questo grande sentimento a me ancora poco chiaro, è che non funziona se lasci che i pensieri maligni turbino il tuo cuore. Esso non va. Il cuore così si ammala.

AMIAMOCI DI PIÙ.

E invece il cuore che è piccolo e pulsa per noi, vuole essere amato, amato con parole di cura per lui.

 

Pensieri di Carlotta

La conoscenza con la Casa per le Arti ha avuto luogo l’estate scorsa, qui passano i mesi e non me ne accorgo o passano senza che abbia una normale percezione del tempo?

Dunque, mi sono trovata a prendere un treno per l’Abruzzo, regione per me fino a quel momento sconosciuta, e ad avvicinarmi a una realtà i cui tratti ancora mi parevano offuscati, confusi, fino a quando incontrai queste due anime, amiche, forse già conosciute, e disponibili nell’accogliermi.

Ammetto che le mie idee in partenza non avevano chiara forma e ciò mi fa intuire che tale forma doveva essermi palesata solo al mio arrivo qui.

Non so bene cosa volessi aspettarmi, forse in maniera sottilmente cosciente non avevo nulla da aspettarmi, ma attendere, affinché qualcosa a me si mostrasse.

E questo qualcosa, in questa fase della vita, risiede proprio qui, nel lavoro di costruzione di un nuovo laboratorio, il laboratorio del sole (di miele variopinto).

Nel mettersi in pratica e scoprire che le potenzialità, fino ad ora inascoltate, se non quasi nascoste sotto il timore di una plausibile incomprensione, vista l’epoca teorica e intellettuale in cui ci troviamo catapultati, risiedono dentro di noi in attesa di essere espresse. Ognuno ha il suo talento, chi più chi meno, ognuno sente vicino a sé un materiale piuttosto che un altro e soprattutto ognuno esprime il suo lato creativo con i mezzi che sente più vicini. Forse il puro fascino per il mondo vegetale e altrettanto interesse su come approcciarsi ad  esso mi portarono sulla strada  di questa casa, una scelta volontaria, il desiderio di apprendere antiche conoscenze tramandabili solo attraverso l’atto pratico e oralmente; ricette eccezionali capaci di generare colori viventi, uso di materiali che provengono dalla natura e che a lei torneranno prima o poi, senza danneggiarla, forse nutrendola.

La decisione è stata chiara dopo pochi giorni, è strano, dopotutto prendere una decisione non può mai essere semplice se ne va di trasformare se stessi. La sintonia di pensiero che ho trovato con Walter ed Emilia è stata folgorante, una comprensione piena, che si alimenta di giorno in giorno dando sempre nuove e diverse direzioni.

Adesso montiamo il pavimento. Siamo Walter, Alessio ed io, l’impegno, talvolta la stanchezza sono incomparabili con la soddisfazione di vedere come un progetto schizzato su carta da pacchi si trasforma in realtà e in tempi assai rapidi, per giunta. Un mese fa finivamo di montare le porte, arrivavano i vetri e il laboratorio fu protetto da vento e pioggia. Io non credo che le parole possano davvero spiegare tutto ciò che si vive qui, e men che meno dentro noi stessi. L’unica vera prova di ciò è la vita quotidiana condivisa, tra lavoro e pensieri scambiati, sincere risa e momenti di profondo silenzio, Sta tutto dentro di noi, il volerlo tirar fuori per condividerlo è un atto di forza. Questo luogo l’hanno voluto creare queste due anime affinché si possa vivere assieme e lavorando insieme si possa portare avanti il filo che canta, una storia che ci appartiene, che sentiamo e sosteniamo, se lo  vogliamo.

Un luogo dove chi sente di avere qualcosa da fare, giustamente indignato dall’orientamento sempre meno umano di una certa porzione di mondo, scosso da una vibrazione interiore mista a tristezza, disorientamento e un po’ di fiducia, insomma chiunque senta di voler davvero muovere le sue mani, frenando la mente, che spesso e volentieri mente, qui troverà nella delicata collina di piccoli alberi e antichi ulivi il luogo adatto per collaborare, creare un vero rapporto tra persone che in maniera sana trascorrono il loro tempo, che denaro non è, a lavorare interiormente con se stessi e attraverso l’atto pratico nel costruire una casa  che accolga le forze creative di più anime.

Ho 22 anni, qualcosa non mi suona dell’andamento vorticoso e quasi ipnotizzante di questa società/sistema e questo qualcosa l’ho iniziato a sentire dalla scuola fino ad arrivare al punto in cui, non più obbligata ad andarci, mi sono affacciata al mondo e nulla mi creava soddisfazione e/o gratificazione perché tutto spento, creato dal vuoto affinché tu ne venga risucchiato, uguale a tutti gli altri.

Connettersi di nuovo alla storia, ascoltare con orecchie e cuore spalancati le conoscenze di un uomo, Walter, che ancora quel filo conduttore lo tiene ben saldo e che è stato l’obiettivo per tutta la sua vita, conservare la  sapienza tramandata e trasformata dalla propria esperienza e interpretazione. Una saggezza che purtroppo diventa sempre più rara ma che esiste e continuerà a perdurare perché qualcuno ha lavorato per questo sin da tempi a noi sconosciuti. La portiamo dentro, la custodiamo, qualcuno prima di noi l’ha saggiamente custodita e a sua volta trasformata elevandola ed evolvendola. Sembriamo tutti un po’ persi, vagabondiamo nel vacuo e non diamo attenzione al crescere di una pianta, al sorgere del sole, quel sole che sta dentro di noi e che affaticato ogni tanto da qualche velenosa nube, continua il suo percorso, ritornando a dar luce. Tutto ciò, qui ed ora, ho la possibilità di condividerlo attraverso un vero scambio di generazioni. Per questo grazie.

Carlotta

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